Keiichi Ichikawa è oggi uno dei nomi più influenti dell’animazione giapponese contemporanea, principalmente noto per il suo ruolo alla guida visiva di One Piece. Nato nel 1970, da ragazzo cresce a pane e robot: ama Mazinga Z e UFO Robot Goldrake, ma verso i 14-15 anni, come racconta lui stesso, guardare cartoni animati inizia a sembrargli “una cosa da bambini” in un Giappone dove l’animazione non era ancora percepita come un medium per adulti. A riaccendere la passione sono tre film usciti nello stesso anno, il 1984: Beautiful Dreamer di Mamoru Oshii, Nausicaä della Valle del vento di Hayao Miyazaki e Macross: Do You Remember Love? di Shōji Kawamori. Scopre poco dopo Saint Seiya, restando folgorato dallo stile di Shingo Araki, lo stesso animatore dietro Goldrake, Cutie Honey e Lady Oscar — opere che aveva amato da bambino senza saperne l’autore.

Dopo la Yoyogi Animation Academy, dove si definisce uno studente piuttosto assente alle lezioni (preferiva sperimentare da solo con una cinepresa 8mm), supera l’esame di ammissione al minuscolo studio Araki Pro, ospitato in un’abitazione giapponese qualunque. Lì il metodo di Araki non è fatto di lezioni teoriche ma di osservazione diretta: più che la tecnica del disegno, Ichikawa dice di aver assorbito un’etica del lavoro, la disciplina e il rispetto delle scadenze. Racconta con affetto anche un aneddoto della festa di fine lavorazione di Saint Seiya: Il capitolo del cielo, quando, ubriaco, confessò ad Araki di aver stravolto la propria vita per lui — ricevendo in risposta solo una battuta scherzosa.
Da freelance legato sia ad Araki Pro sia a Toei Animation, costruisce una carriera lunga e variegata, che tocca titoli come I file di Young Kindaichi (di cui è animation director per oltre vent’anni di episodi), Saint Seiya Ω, Saintia Shō, Digimon Fusion, GeGeGe no Kitarō, Lupin III e Il detective Conan. Il suo legame con One Piece nasce quasi per caso: un produttore continuava a mettergli sulla scrivania i volumi del manga finché, leggendoli, ne resta conquistato. Dopo il film Baron Omatsuri e l’isola segreta e lo special dedicato a Sabo, entra stabilmente nello staff della serie nel 2015, fino a diventarne Chief Animation Director a partire dall’arco di Whole Cake Island e General Director of Animation dall’episodio 783.

È lui ad aver ridisegnato il linguaggio visivo della serie a partire dall’arco di Wano, riavvicinando volutamente il tratto dell’anime a quello del manga di Eiichiro Oda — di cui si dichiara profondo ammiratore, al punto da non voler mai sentirsi dire che “l’anime è diverso dal manga”. Sua l’idea di introdurre un tratteggio più marcato per rendere le ombre, tecnica mutuata proprio dal segno di Oda, nonostante inizialmente non tutto lo staff storico l’abbia presa bene. Attento soprattutto all’espressività dei volti — che cura personalmente insieme agli animation director di ogni episodio — non fa più key animation da anni per mancanza di tempo, ma resta la mente dietro l’evoluzione grafica dell’opera, incluso il salto di qualità della Gear 5, per cui lo staff ha studiato anche i classici del cartoon americano come Tom & Jerry. Ichikawa ha inoltre riflettuto pubblicamente sulle difficoltà di integrare animatori stranieri nei processi tradizionali giapponesi, un tema divenuto centrale nel dibattito sul futuro dell’industria dell’animazione nipponica.
In collaborazione con Edoardo Serino.
